Sofalesungen

Noemi Nagy
«Sottopelle»

© Bildquelle
Rancate (Mendrisio)

do 16.11.2025 17:00

sarai ospite di Pinacoteca Züst, via Pinacoteca Züst, 2, 6862 Rancate (Mendrisio)

Ingresso

ingresso libero

Posteggio: Piazza Santo Stefano, oppure i posteggi di fianco alla chiesa di Santo Stefano, oppure sterrato fronte cimitero di Rancate.

Mezzi pubblici: FFS fino a Mendrisio più autopostale (fermata Rancate Cimitero, oppure Rancate posta)

Noemi Nagy

Noemi Nagy (1996) è nata in Svizzera da una famiglia transilvana. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Filologia moderna e vive tra Lugano e Milano. Collabora con diverse riviste e realtà culturali, come «Treccani», «L’Ulisse», «Versodove», traduce dal francese e dall’ungherese. Ha curato il Quaderno di traduzioni di Alfredo Giuliani (Interlinea, 2024). Nel 2023 è risultata vincitrice del Premio Nuovi Argomenti (sezione Poesia). La sua raccolta d’esordio, L’osso del collo, fa partedel XVI Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y y Marcos, 2023). Suoi testi sono stati tradotti in spagnolo nell’ambito dell’antologia Palabras jóvenes de Italia (Colección Sur Editore, 2024),curata da Antonio Nazzaro. Sottopelle (2025) esce nella prestigiosa Collana Gialla di Pordenonelegge. 

Moderazione:

Sara Sermini

Sara Sermini ha esordito sul XV Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcosy Marcos, 2021). Insieme a Elena Gargaglia, ha pubblicato La nuda (Aragno,2024). È autrice di un saggio dal titolo: «E se paesani / zoppicantisono questi versi». Povertà e follia nell’opera di Amelia Rosselli (Olschki,2019). Lavora come ricercatrice e insegna Teoria della letteratura.

«Sottopelle»

Una esplorazione rivolta alla dimensione viscerale del corpo e della lingua, uno scavo sottocutaneo. Muovendosi tra i poli della malattia e della guarigione, Noemi Nagy costruisce una riflessione sul rapporto tra il corpo e la sua rappresentazione o meglio ancora, della sua presentazione. La lingua, in bilico tra italiano e ungherese, fonde questi due ulteriori poli; l'una in dialogo con l'altra, scambiandosi, completandosi entropicamente. L'italiano diretto verso la china del disordine mentre l'ungherese lo sollecita a sprigionare valenze nuove, non letterali, sottocutanee. 

© Paula Troxler

«Credi dovrei appendermi?» alla Dosenbach
provando le scarpe in ungherese, ovvio
al terzo antibiotico della settimana
fatichi sulle scale mobili, il tuo sguardo
come di cani in tangenziale legati
al guardrail: «non so cosa dirti, mi dispiace».

Capisco, i trasalimenti di una vita al chiuso
sono minimi o qualcosa del genere
ma così esageri non esci più di casa se non

curvandoti per esporre la schiena
nuda sfili i nervi dalla colonna vertebrale
uno ad uno come scorrendo il rosario
con cura intanto mi rimproveri: ricorda
«malattia non è solo il disordine»

 “L’osso del collo” (Marcos y Marcos, 2023)

In cooperazione con Casa della Letteratura per la Svizzera Italiana.

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